La casa dell'anima mia è troppo piccola perchè tu possa entrarvi: falla tu più grande. Sta andando in rovina: riparala tu. dentro ci son cose che offendono i tuoi occhi: lo ammetto, è così. Ma chi potrà purificarla? A chi, se non a te, griderò: dalle mie colpe nascoste , purificami, Signore, e da quelle altrui risparmia il tuo servo? Io credo, e per questo parlo, Signore, tu lo sai. non mi sono apertamente accusato davanti a te delle mie colpe, Dio mio, e non hai tu perdonato l'empietà del mio cuore? Non disputo in giudizio con te, che sei la verità; e non voglio ingannare me stesso, perchè la mia iniquità non menta a se stessa. Non è dunque con te che disputo in giudizio, perchè se tu dovessi tener conto delle colpe, Signore, Signore, chi mai potrebbe resistere?
Le Confessioni 5.6
martedì 24 ottobre 2006
domenica 22 ottobre 2006
Il sole c'è sempre
Nella nostra notte
c'è il sole sopra il Caucaso.
Nella notte del Caucaso
c'è il sole sopra l'Himalaya.
Nella notte dell'Himalaya
c'è il sole sopra l'Olimpo.
Nella notte dell'Olimpo
c'è il sole sopra Sannin.
Nella notte
il sole c'è sempre.
Poeta del Libano
c'è il sole sopra il Caucaso.
Nella notte del Caucaso
c'è il sole sopra l'Himalaya.
Nella notte dell'Himalaya
c'è il sole sopra l'Olimpo.
Nella notte dell'Olimpo
c'è il sole sopra Sannin.
Nella notte
il sole c'è sempre.
Poeta del Libano
lunedì 2 ottobre 2006
martedì 5 settembre 2006
Addio, Giacinto

“Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato, in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero, o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti poi la nostra impronta. La differenza tra l’uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere, sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, sul quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta una vita”.
Da ‘Fahrenheit 451’ di Ray Bradbury
venerdì 18 agosto 2006
Preghiera Cherokee
Oh Grande Spirito,
concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare,
e la saggezza di capirne la differenza.
concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare,
e la saggezza di capirne la differenza.
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